Storia delle Miniere di Rosas

La storia delle miniere di Rosas inizia molto tempo fa.

Il sito, ubicato a nord est dell’abitato di Narcao, è noto sin dall’ antichità: infatti vestigia di epoca nuragica, romana e pisana, fanno supporre una conoscenza consolidata delle risorse minerarie, principalmente di metalli misti di piombo e zinco, di ferro e rame e una percentuale di argento.

Il primo documento scritto che risale al 1832 con una dichiarazione di scoperta del giacimento di piombo e galena argentifera, che viene depositata al Corpo Reale delle Miniere di Cagliari da parte di ENZO PERPIGNANO, titolare della Società Anonima del Sulcis e Sarrabus.

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L'inizio dell'attività mineraria

Nel 1851, Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna e di Cipro, firmò la concessione mineraria di Rosas, la terza più antica della Sardegna e ben dieci anni prima dell’Unità di Italia.

Iniziò così la lunga attività di questa miniera, che nel corso dei decenni vide avvicendarsi una serie di personaggi che hanno influenzato la vita civile e industriale di un intero territorio. Alcuni di essi sono stati delle pietre miliari per lo sviluppo del territorio e per Narcao, come Giorgio Asproni, Umberto Cappa, Luigi Merello, Eugenio Cao, Giacomo Boero e altri.

Attorno alla miniera e ai fabbricati per l’estrazione, lavorazione e stoccaggio del minerale, nasce il villaggio minerario di Rosas con tutte le strutture atte a dare un servizio ai minatori.
Il villaggio minerario di Rosas – fine Ottocento e primi anni del Novecento – ospitava, così, le famiglie dei minatori, circa 750 persone, e offriva loro i principali servizi di cui avevano bisogno: scuola elementare per i figli dei minatori, ufficio postale, ambulatorio per le piccole medicazioni, ma anche per le estrazioni dentarie, spaccio-cantina, Direzione Mineraria.

Nelle miniere di Rosas si estraeva prevalentemente piombo, zinco e rame.
In oltre 150 anni, l’attività estrattiva dei minerali ha visto lunghi periodi di ricchezza alternata a periodi di difficoltà fino a quando nel 1980, una inarrestabile crisi ne ha determinato la chiusura. Pertanto, è stato inevitabile il decadimento delle strutture minerarie e la conseguente perdita di una importante risorsa del territorio.

La riconversione turistico-culturale

Il rispetto e il culto della memoria, nonché la determinazione del Comune di Narcao, hanno permesso il recupero dell’intera area mineraria che, dopo anni di lavoro, è rifiorita a nuova vita con la realizzazione del Museo di Archeologia Industriale. Oggi è una realtà dove il tempo sembra non essere mai trascorso. Il progetto di riconversione turistico culturale dell’area di Rosas è stato realizzato per uno sconfinato desiderio di non disperdere l’immane valore del sito minerario.